Le donne di Sanremo 2023 femminilità e consapevolezza

Celebra la tua femminilità con una sessione fotografica

Alla piccola Monica e a tutte le donne

Mercoledì 8 febbraio 2023

Questo è il periodo in cui, nel bene o nel male, si parla soltanto di un argomento: Sanremo.

Non sono abituata a guardare la kermesse, perché mi stanco in fretta, perché si scatena in me una idiosincrasia che fatico a combattere e perché non vedo alcuna magia in un programma che mi sequestra fino a notte fonda, lasciandomi i pestoni sotto gli occhi e la sensazione che avrei potuto spendere diversamente il mio tempo. 

Oggi, però, ho voluto recuperare qualche momento saliente, un po’ per curiosità, un po’ per capire meglio quell’insensata marea di opinioni contrastanti che mi ritrovo sotto gli occhi non appena entro in un qualsiasi luogo, digitale o reale che sia.

Non voglio riempirmi la bocca con le opinioni altrui, combatto da una vita per farmene sempre una mia e per proteggerla con forza. Quindi, dopo Benigni che parla in modo eccelso della libertà di pensiero sancita dalla nostra Costituzione, e dopo lo show-non-show di Blanco, sono passata al tanto chiacchierato monologo di Chiara Ferragni, che ha diviso l’Italia in due fazioni da stadio.

Da che parte sto io? Dalla mia e da quella di tutte le donne.

Essere donna non è un limite

È da questa affermazione di Chiara Ferragni che ho sentito il bisogno di scrivere perché, nella vita, il fatto di essere donna mi ha spesso portato a pensare di avere dei limiti invalicabili che gli uomini non hanno. Per mia fortuna li ho infranti presto quei limiti, cavalcando il vento e il mare e scoprendo che erano tanto più stretti quanto più provenienti dalla mia testa. 

Essere donna non è un limite: l’unico limite è quello che siamo noi stesse a imporci quando ascoltiamo il parere degli altri.

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Quelli che ci fanno credere che bisogna rinunciare ai propri sogni e ambizioni se si vuole costruire una famiglia, perché non possiamo passare del tempo lontani dai nostri affetti solo per coltivare una passione, una professione o un sogno. E mentre facciamo le equilibriste per non far mancare nulla a nessuno, ci sentiamo in colpa facendo mancare tutto a noi stesse. 

Quelli che ci fanno sentire sempre un gradino sotto, come se tutte avessimo la stessa cima da raggiungere. Come se ci fosse una gara in atto per vincere un premio che non parla di noi, ma delle aspettative altrui, quando magari non è la vetta quella che vogliamo raggiungere, ma semplicemente goderci il tramonto in valle. 

Sentirsi libere

Quelli che non ci fanno mai sentire abbastanza: abbastanza belle, abbastanza giovani, abbastanza vecchie, abbastanza sagge, abbastanza spigliate, abbastanza brave.. abbastanza cosa? Su questo Chiara colpisce nel segno: siamo sempre abbastanza, lo siamo sempre state, anche quando abbiamo pensato il contrario. E se questo pensiero sminuente l’ha provato anche una come lei, immagina me.

Infine, quelli più subdoli e cattivi che sostengono che una donna possa realizzarsi solo come madre. Io ho scelto di diventarlo, ma c’è chi non lo desidera, chi purtroppo non può esserlo e chi ha visto un test positivo ma non ha potuto stringere nessuna creatura tra le braccia.

È davvero questa la discriminante per realizzarsi nella vita? No. Non lo è. E poi, siamo sempre madri di noi stesse quando ci prendiamo cura della nostra bambina interiore: nessuno può giudicare le nostre scelte o il nostro destino.

E qui devo fare una postilla postdatata: ho scritto questo articolo prima di vedere l’intenso monologo di Chiara Francini, che parla proprio di questo senso di ineguatezza di chi i figli non li ha. Per scelta o per destino.

Un monologo che arriva dritto al cuore e che ti consiglio di guardare (qui trovi il link). Penso che non esista una spiegazione più diretta e sincera su questo argomento.

Combatti per la donna che vuoi essere

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Come Chiara ha scritto una lettera a se stessa, io vorrei parlare alla Monica bambina, ma anche a tutte le donne, perché quel senso di inadeguatezza che mi ha sempre accompagnato non è solo mio, ma di tutte.  Allora eccola qui la mia accorata lettera:

“Vivi ogni giorno per diventare la donna che vuoi essere, non la donna che si aspettano tu sia. Combatti per affermare la tua personalità e il tuo carattere, ribalta il tavolo, fai sentire la tua voce a costo di sembrare stronza. Perché quella stronza possa guardarsi allo specchio e vedersi veramente, senza i filtri degli altri. 

Ti chiameranno ribelle, ti daranno della puttana o della puritana senza motivo: l’importante è che tu sia proprio lì dove vuoi stare. Fregatene di queste etichette perché non siamo contenitori da stipare in frigo: siamo anima e cuore, paure e frustrazioni, successi e fallimenti, gioia e rabbia. Ogni giorno diverse e uguali a noi stesse. 

Buttati in qualcosa di nuovo

Scegli il lavoro che sogni di fare o, se non ne hai la possibilità, trasformalo in qualcosa di migliore mettendoci dentro tutta te stessa, come solo una donna sa fare. Se, come dicono, il lavoro nobilita l’uomo, la donna nobilita qualsiasi tipo di lavoro. E se non ti piace, non aver paura di cambiare, di buttarti in qualcosa di nuovo. Comincia daccapo, datti tutte le possibilità che vorrebbero negarti. 

Ama i tuoi figli, sei li hai, ma non dimenticarti della donna che sei. Perché se è vero che sono solo loro ad avere il diritto di giudicarti (grazie, Chiara!), il giudice più intransigente di solito sei proprio tu. Molla la presa, smetti di dare spiegazioni, smetti di elemosinare quello che ti spetta. E, soprattutto, smetti di sentirti sbagliata, che tu sia madre oppure no.

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Combatti per essere sempre te stessa, non dimenticare la tua femminilità e ricordati che non devi piacere a tutti, ma solo a te. E se agli altri non va bene, beh, che se ne facciano una ragione. Fai tutto quello che serve per essere sempre fedele ai tuoi valori, fregandotene dei giudizi: sono solo sassolini nelle scarpe. Sii una donna con la D maiuscola, e non donna con le palle, che quelle, in tutta onestà, non ci servono mica!

Ricordati che non sarà facile, dovrai affrontare sfide e ostacoli che ti costeranno lacrime, magari soldi o inimicizie. Ma, guardandoti indietro, vedrai solo quanta strada sei riuscita a fare e quanta magia sei riuscita, con le tue sole forze, a portare nella tua vita.”

Celebra i tuoi successi e appendili al muro

Per concludere, vorrei collegare un mio pensiero a un’altra cosa importante che Chiara ha detto: quella di celebrare sempre i successi, piccoli o grandi che siano, perché ti faranno essere fiera di te. Credo che sia una delle cose che noi donne riusciamo a fare di meno: più che piccole e grandi conquiste, vediamo i nostri successi come doveri portati a termine.

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Su questo punto mi sento colpita nel vivo: tante persone mi dicono che ho fatto così tante cose e raggiunto così tanti traguardi che posso essere un esempio. Io un esempio? La Monica raminga che corre da un posto all’altro perché si sente a casa solo quando ha una strada da percorrere? Io che regalo ricordi agli altri e poi mi dimentico di tenere al sicuro i miei? Ecco, non vedo nulla da celebrare, se non quando prendo in mano la mia macchina fotografica. 

Solo lì mi sento di celebrare qualcosa.

E mentre questo pensiero mi sfiora i sensi, ecco l’idea del prossimo traguardo da raggiungere, vivida nella mia mente. Un progetto diverso dal solito, un ritratto fotografico che vuole portare la donna a raccontarsi attraverso quello che fa, attraverso la propria professione. Perché, come ho già detto, siamo talmente uniche che riusciamo a portare sempre un pizzico di magia e bellezza in ogni lavoro, anche se non ce ne rendiamo conto. E restiamo donne anche sotto un camice, dentro una divisa, su un tacco 12, dietro alla macchina fotografica o coperte da una tuta da lavoro. Con tutto il nostro bagaglio di sogni, paure e femminilità.

Un’intuizione alla base del mio nuovo servizio

Questo nuovo servizio è tutto in divenire, un seme piantato tempo fa da una mia cara cliente – una fonte di ispirazione che mi ha smosso idee e sentimenti già per i pancioni – e una messa a terra “alla Monica”. Un guizzo, un’intuizione, un click improvviso nella testa. E, visto che siamo vicini alla festa delle donne e che mi sono accorata molto sul monologo di Sanremo, mi sembrava una buona idea parlarne subito. 

Vorrei celebrare la festa delle donne proprio così: mettendo insieme femminilità e lavoro, l’essenza dell’essere donna in qualsiasi occasione, la libertà di non rinunciare mai a come siamo e a come vogliamo rappresentarci, anche in ambito lavorativo.

Un successo da appendere al muro, per te stessa e per urlare al mondo chi sei.

Se vuoi prenotare la tua sessione fotografica per celebrare la tua femminilità e raccontarti in modo nuovo, attraverso il tuo lavoro, contattami, sarò felice di raccontarti meglio la mia idea e di cucirla addosso a te!

IO, FOTOGRAFA.

Ho sempre usato la fotografia come mezzo di comunicazione. Non amo parlare, preferisco ascoltare; motivo per cui, nel momento in cui ho dovuto scegliere il mio modo di raccontare di me, ho trovato come fedele

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