{ Il mio diario }


Volevo solo chiamarle ferie, in realtà.
Ci pensavo da un po’, dopo un periodo di duro lavoro come è sempre l’ultimo trimestre dell’anno; stacco un paio di settimane e ricomincio a respirare. Poi è arrivata la quarantena e la routine cambia completamente.
Vieni catapultato in una situazione nuova: niente orari, niente appuntamenti, niente doveri, niente telefono che squilla. Subito non mi rendo conto della situazione che stiamo affrontando, in cui tutto è sospeso e non ben definito. Vado in studio per sistemare le ultime cose poi stacco davvero, tanto pare non abbia molte alternative comunque. Mi guardo intorno ma non riesco a combinare niente, sono stanca e forse è solo una perdita di tempo sforzarsi di chiudere i lavori. Lasciamo tutto così, appena “mi rimetto in carreggiata” sarà tutto più semplice.


Avete presente quella sensazione appena prima delle meritate vacanze?
Quella in cui programmare il dolce far niente?
Ecco, dimenticatela completamente (e so che potete capirmi).
Mi pervade un senso di ansia e apatia in cui le giornate hanno tre cardini precisi: letto, divano, tavolo per mangiare. Poi, il nulla cosmico.
Non è da me e mi arrabbio ancora di più, vedendomi ciondolare per casa. Persino leggere un libro sembra un’impresa titanica. Ho pianto, non era la prima volta nell’ultimo anno che mi accadeva una cosa del genere, ma mai così e così a lungo per questo stato di “fuori servizio”.


È sabato, mi affaccio alla finestra e mi guardo intorno; di giorni ne sono passati un po’ e mi rendo conto che la natura sta fiorendo indisturbata. Osservo gli angoli, i dettagli di quella che è casa mia e che non avevo ancora osservato con attenzione. In quel preciso istante mi riapproprio del tempo ed è in quei giorni che entro in contatto con le storie di Ritratti Isolati.
Basta essere pronti ad accogliere la bellezza, sembrerebbe.
Il contenuto di quelle videochiamate dà al progetto quel valore prezioso. Inizio a guardare tutto con occhi diversi, scopro di godere di cose semplici, scopro il piacere di stare in casa, mi meraviglio della luce che c’è , e anche le ombre, gli angoli mai vissuti e poi il giardino.

Il mio mondo, un mondo semplice, tradizionale, un mondo che ho avuto sempre sotto gli naso ma ero occupata a correre e guardare altrove, sempre al lavoro.
Amo viaggiare e di certo questa quarantena non poteva fermarmi del tutto. Mi ha formato, mi ha fatto scoprire nuove nozioni ma mi ha catapultata in un sali e scendi pari alle montagne russe; giornate iperadrenaliniche che si sono alternate ad altre in cui sprofondare nell’abisso più buio.
Ma si procede, si sogna, si progetta.
Nuovi.
Diversi.

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